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In una valle incantata, coi mandorli fioriti, si trova il più imponente insieme monumentale di tutta la Magna Grecia. Ancora oggi la Valle dei Templi continua ad essere la zona più conosciuta e decantata della città che il poeta Pindaro definì "la più bella fra quelle abitate dai mortali". Fondata tra i due fiumi Jpsas e Akragas nel 582 a.C. da un gruppo di coloni greci provenienti da Gela, la città di Agrigento rappresentò una base importante per l'espansione della civiltà greca in Sicilia e fu patria di artisti ed uomini insigni, tra cui il filosofo Empedocle.
L'edificazione dei templi risale all'epoca dei tiranni che governarono l'antica Akragas: fu il Tiranno Terone, infatti, a volere la costruzione del Tempio di Giove Olimpio per celebrare la vittoria riportata sui cartaginesi nel 480 a.C. A questo periodo risale l'edificazione di gran parte dei Templi che arricchirono questa straordinaria valle.

Il tempio della Concordia,  eretto verso il V secolo, si trova lungo la via Sacra ed è quello meglio conservato. Nel VI secolo fu trasformato in edificio sacro. Il nome Concordia deriva da un’iscrizione latina ritrovata nelle vicinanze del tempio stesso.

Il tempio di Giunone (Hera Lacinia), come quello del vicino Tempio della Concordia, deve il suo nome ad una errata interpretazione di un’iscrizione latina che lo confonde con il tempio di Hera a Crotone. Posto spettacolarmente nella parte sommitale est della magica collina, ospitava il culto della dea della fecondità. Le tracce di fuoco, ancora ben visibili sulle mura della cella, richiamano all’infausto 406 a.C., quando anche questo magnifico tempio, quasi del tutto identico a quello della Concordia, venne distrutto dai Cartaginesi. Nei pressi, sono ancor ben visibili un grande altare per i sacrifici (ad Est) ed un tratto di strada profondamente solcato dalle ruote dei carri, proveniente dalla porta III della città.
Il tempio di Zeus Olimpico (Giove) venne edificato per ringraziare il dio Zeus in occasione della vittoria del 480 a.C. degli Agrigentini sui Cartaginesi. Qui si trovano i telamoni, gigantesche statue con sembianze umane.
Il tempio di Castore e Polluce (Dioscuri), i leggendari gemelli nati dall’unione della regina di Sparta con Giove, oggi conserva solo quattro colonne ed è divenuto il simbolo della città di Agrigento.

Il tempio di Eracle (Ercole) è il più antico. Al suo interno vi era la statua di bronzo raffigurante lo stesso eroe Ercole, venerato con particolare attenzione dagli Akragantini. Il tempio, distrutto dagli eventi bellici e probabilmente da un terremoto, oggi conserva solo otto colonne delle 38 originarie.

Il tempio di Esculapio fu costruito ben fuori dalle antiche mura della città, luogo di pellegrinaggio dei malati che chiedevano di essere guariti. Le pareti del tempio riportavano le iscrizioni dei malati che ottenevano la guarigione.

La tomba di Terone, in prossimità della Porta Aurea, è un imponente monumento di pietra tufacea di forma piramidale. Fu eretto per ricordare i caduti nella seconda guerra punica.

Il tempio di Vulcano, le cui rovine lasciano presupporre una costruzione imponente, risale al V secolo. Nelle fondamenta furono rinvenuti i resti di un tempietto arcaico.

Nel 210 a.C., dopo una lunga lotta, i Romani occuparono la città, chiamandola Agrigentum. Dopo il periodo oscuro delle persecuzioni contro i cristiani, le popolazioni furono autorizzate a distruggere i templi, in quanto ritenuti pagani: si salvò soltanto il Tempio della Concordia, trasformato in chiesa cristiana. Nell'806 d.C. Agrigento fu conquistata dagli arabi, che ne cambiarono il nome in quello di Kerkent (Girgenti) e trasferirono la città sulla collina, presso la rupe Atenea. Dal 1086 si avvicendarono le dominazioni normanne, sveve, spagnole e, infine, il regno dei Borboni, nel 1734.


 

La mitica 'Valle dei Templi' di Agrigento

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